Allora

(sabato 6 marzo 2010 dal blogpost)
Vorrei luoghi di scambio, reali o virtuali non ha importanza, ma luoghi di scambio. Panorami aperti, e aria fresca da respirare.
Vorrei luoghi di apprendistato collettivo, di libera circolazione delle parole. Vorrei che scrivere tornasse ad essere, o diventasse, solo quello che è. Un gesto che deve avere un solo duplice fine. Godere e far godere.
Vorrei che fosse facile, vorrei che fosse immediato mettere in circolo un simile piacere. Vorrei dare un valore reale a quello che facciamo.
Vorrei che fosse una priorità, per tutti. Ché le parole sono importanti, importantissime. E scrivere, leggere, vibrare, ridere, piangere, dire, tacere, e affermare, e negare.
Vorrei che fosse pieno di possibilità, così tante possibilità da avere l’imbarazzo della scelta. Vorrei che fosse qualcosa di necessario e di irrinunciabile.
Libri, libri e ancora libri, una mare di libri, un oceano di libri, uno tzunami di parole.
Vorrei che i criteri fossero altri, che il valore derivasse da altro. Bruciare le etichette, cancellare i nomi, annodare le sbarre dei codici a barre. Vorrei tornare a respirare. Ripristinare le priorità ed essere presa meno per il culo. Che lo scrittore non fa niente di speciale, compie un gesto, questo fa. Non un gesto da poco, ma sempre gesto è.
E un gesto non può costare così tanto caos e così tante bugie, un gesto non può creare così tanto divario tra chi lo compie e chi non lo compie. E nessun gesto, nemmeno il più alto, giustifica un gioco così mediocre, ché il gesto dello scrivere è tutt’altro che mediocre, e non è nemmeno così meschino.
Guai a chi scavalca, ma ancora di più guai a chi non prova tutta la vita, disperatamente, a scavalcare, ché il valore lo stabilisce lo stare dentro o lo stare fuori. E tutto il resto è solo un patetico tentavo di imitazione, di entrare dalla finestra, di imbucarsi alla festa.
Guai a chi non ci vuole andare, alla festa, ché nient’altro è contemplato.
Bruciare le etichette e cancellare i nomi. Questo è.
Scrivere un’altra storia, organizzare un’altra festa.
Io voglio scrivere, e voglio leggere, voglio affermare, voglio negare, voglio avere un’idea e voglio che qualcuno me la faccia cambiare.
Senza interferenze.

Vorrei luoghi di scambio, reali o virtuali non ha importanza, ma luoghi di scambio. Panorami aperti, e aria fresca da respirare.Vorrei luoghi di apprendistato collettivo, di libera circolazione delle parole. Vorrei che scrivere tornasse ad essere, o diventasse, solo quello che è. Un gesto che deve avere un solo duplice fine. Godere e far godere. Vorrei che fosse facile, vorrei che fosse immediato mettere in circolo un simile piacere. Vorrei dare un valore reale a quello che facciamo. Vorrei che fosse una priorità, per tutti. Ché le parole sono importanti, importantissime. E scrivere, leggere, vibrare, ridere, piangere, dire, tacere, e affermare, e negare.Vorrei che fosse pieno di possibilità, così tante possibilità da avere l’imbarazzo della scelta. Vorrei che fosse qualcosa di necessario e di irrinunciabile. Libri, libri e ancora libri, una mare di libri, un oceano di libri, uno tzunami di parole.Vorrei che i criteri fossero altri, che il valore derivasse da altro. Bruciare le etichette, cancellare i nomi, annodare le sbarre dei codici a barre. Vorrei tornare a respirare. Ripristinare le priorità ed essere presa meno per il culo. Che lo scrittore non fa niente di speciale, compie un gesto, questo fa. Non un gesto da poco, ma sempre gesto è.E un gesto non può costare così tanto caos e così tante bugie, un gesto non può creare così tanto divario tra chi lo compie e chi non lo compie. E nessun gesto, nemmeno il più alto, giustifica un gioco così mediocre, ché il gesto dello scrivere è tutt’altro che mediocre, e non è nemmeno così meschino. Guai a chi scavalca, ma ancora di più guai a chi non prova tutta la vita, disperatamente, a scavalcare, ché il valore lo stabilisce lo stare dentro o lo stare fuori. E tutto il resto è solo un patetico tentavo di imitazione, di entrare dalla finestra, di imbucarsi alla festa. Guai a chi non ci vuole andare, alla festa, ché nient’altro è contemplato.Bruciare le etichette e cancellare i nomi. Questo è.Scrivere un’altra storia, organizzare un’altra festa.Io voglio scrivere, e voglio leggere, voglio affermare, voglio negare, voglio avere un’idea e voglio che qualcuno me la faccia cambiare. Senza interferenze.

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