Voglio guardare – Diego De SIlva

(martedì 16 marzo 2010 dal blogspot)

Sono venti minuti abbondanti che sto ferma immobile di fronte alla pagina bianca cercando di capire cosa c’è da dire su questo libro.
Comincio a digitare sulla tastiera quando nella mia testa si forma un pensiero: questo libro non va capito, questo libro non si spiega, e nemmeno lo si può raccontare.

C’è la scrittura di De Silva, piena, densa e consapevole. E’ una scrittura che sa di amore e cura per le parole che si susseguono senza intralci o dissonanze. Alcuni passaggi sono piccole perle di perfezione stilistica. Il linguaggio è colonna portante a tutto il testo, le parole sono collegate l’una all’altra dal filo di una narrazione forte e precisa.

E poi c’è tutto il resto.

De Silva mette a fuoco, con una calda freddezza, il lato oscuro. Deposita sulla pagina l’ossessione, mette a nudo l’inadeguatezza.
Ci porge il male, l’osceno, l’orribile.

Ci dice l’indicibile.

E ciò che colpisce è la totale assenza di giudizio, né positivo né negativo, la scrittura priva di didascalia o significato sottinteso, il puro e semplice narrare. Nessuna spiegazione, nessuna lezione.
E’ per questo, forse, che a tratti può sembrare che lo scrittore non si spinga sufficientemente dentro la trama, dentro le cose.
Ma se l’avesse fatto, io credo, sarebbe venuta a mancare quest’assenza di giudizio, questa restituzione quasi chirurgica dei fatti e dei sommovimenti dei protagonisti.
Scendere nei dettagli, rispondere alle domande, spiegare le psicologie avrebbe sporcato il testo.

Forse tutto quello che c’è da capire in questo libro sta nel titolo.
“Voglio guardare”.

Questo si fa, leggendo questo romanzo. Si sta a guardare i due protagonisti che scivolano nel baratro, un passo alla volta.
E lo facciamo da una posizione privilegiata, al sicuro, lontani.
Ma quando lo chiudi, quando l’ultima pagina è stata archiviata, per un attimo, non ti senti poi così al sicuro.

Quanto sono al sicuro dal mio lato oscuro, quanto sono al sicuro dalla degenerazione della mia ossessione. Quanto sono al sicuro della mia inadeguatezza.

“Voglio guardare”
Diego De Silva
Einaudi
183 p.

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