Il tarlo ippopotamo – IV

E quattro. Qui il primo capitolo, qui il secondo, qui il terzo

Olè!

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IV

Il giorno dopo mi sono svegliato e mi sembrava di non aver mai dormito così bene. Sono sceso in cucina, ho aperto porta e persiane e ho lanciato uno sguardo trionfante al di là della passiflora. Solo quando è stato il momento di uscire sono sgusciato fuori in modo alquanto circospetto dal mio appartamento, di nuovo spaventato all’idea che qualcuno potesse avermi visto. Di nuovo colto dall’irrefrenabile impulso di confessare, di espiare la mia colpa, aggravata, adesso, dal tempo che aveva lasciato passare.
Ma, passo dopo passo, più mi allontanavo da lui, dal lampione, più tutto mi sembrava meno importante, meno grave, passo dopo passo quasi come se non fosse mai accaduto realmente, e sono arrivato sano e salvo a lavoro.
E la sera, al mio ritorno a casa, tutto era tornato alla normalità.
Niente bagliore.
Niente tarlo.
Niente gnac gnac gnac gnac.
Nessuno è venuto a controllare il lampione, nessuno dei miei vicini pareva aver fatto caso a quello che era successo.
E io sono tornato a godermi il mio momento.
Per dieci, bellissimi, lunghissimi giorni.
Poi, uscendo in giardino per buttare la pattumiera, ho visto un operaio salire su una scala appoggiata al ferito, ma non defunto, lampione.
Sono rimasto a fissarlo per un po’, fino a quando non mi sono accorto che stavo stritolando il fragile e inerme sacchetto biodegradabile dell’umido.
Allora mi sono voltato, ho messo il sacchetto nel bidone e sono tornato dentro.
Gnac gnac gnac gnac.
In ufficio controllavo ossessivamente l’orologio, atterrito all’idea di tornare a casa, sfiancato al solo pensiero di quello che sarebbe accaduto al calar del sole. Dovevo fare ogni conto almeno tre volte, non riuscivo a trovare la giusta posizione sulla sedia, la scrivania mi sembrava troppo piccola, troppo grande, troppo in ordine, troppo disordinata, troppo rettangolare, poco rettangolare, troppo chiara, troppo scura.
Gnac gnac gnac gnac.
Gnac gnac gnac gnac.
Alle sei ho spento il computer. Non sono riuscito ad uscire dall’ufficio prima delle sette. Ho fatto la punta ai lapis, cambiato il toner alla stampante, archiviato le pratiche secondo un criterio che il giorno dopo mi avrebbe fatto semplicemente impazzire.
Mi sentivo la febbre.
Gnac gnac gnac gnac.
Quando sono arrivato a casa tutto era ostile, ogni angolo, ogni oggetto, impercettibilmente ma indubbiamente ostile. I mobili, le ombre, i miei libri, i miei dvd.
Gnac gnac gnac gnac.
Tutto sembrava volermi cacciare, cacciare dalla mia casa. Cacciarmi fuori dalla mia vita.
Gnac gnac gnac gnac.
Non ho neanche aspettato che si accendesse.
Ho afferrato un sasso e gliel’ho lanciato contro.
Poi sono corso in casa, in cucina, ho chiuso le persiane e sono rimasto a spiare il mio nemico mutilato al di là della passiflora.
Gnac gnac gnac gnac.

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il quinto capitolo domenica 26 …

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8 pensieri su “Il tarlo ippopotamo – IV

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