Crank – Ellen Hopkins

Ho acquistato “Crank” in internet, non avevo quindi notato il timbro in grafica di copertina in grassetto spinto che recita UN MILIONE DI COPIE VENDUTE IN AMERICA e IL LIBRO PIÙ CENSURATO NELLE SCUOLE AMERICANE. L’avessi incontrato di persona sullo scaffale di una libreria mi sarei fatta travolgere dal sano pregiudizio per lo strombazzamento da best seller e da una certa diffidenza per i gusti del popolo americano.
Meglio così, perché pur non imbracciando il megafono per gridare al capolavoro devo dire che ho apprezzato questo libro.
Il tema non è dei più semplici, ed è anche e soprattutto un argomento (tra i tanti devo dire) che può velocemente mandarmi il sangue al cervello.
“Crank” è un romanzo (semi)autobiografico in cui l’autrice, Ellen Hopkins, veste i panni della figlia adolescente Kristina che racconta la sua esperienza di dipendenza dal crank, una metanfetamina parente dello speed (per quanto mi è stato possibile capire).
Ecco, questo, per me, è un argomento pericoloso e scivoloso come una lastra di ghiaccio in tangenziale.
E invece la Hopkins non demonizza e non moralizza. Non intraprende nessuna crociata purificatrice, non agita lo spauracchio dell’inferno come punizione divina per l’incauto gesto. Non straparla e non giudica. La Hopkins non mente e non manomette, non nasconde quanto, ad esempio, la droga possa provocare sensazioni di piacere estremo. E già questo è un bel punto assegnato.
Credo che il sottotitolo, “cronaca di una dipendenza” illustri bene la tipologia di romanzo che mi sono trovata tra le mani. Nessuna analisi, nessuna teoria, solo la pratica, solo la cronaca. E non della dipendenza ma di una dipendenza, quella di Kristina che a sedici in anni, nel pieno, quindi, di quel periodo della vita che si chiama adolescenza in cui la ricerca e la formazione della propria personalità raggiunge il picco di fatica e di dolore, inciampa e carambola addosso al crank.
È Kristina che fa sparire la figlia perfetta e studentessa modello e lascia emergere Bree, la persona che ha dentro e che ha iniziato a piacerle più di quel suo guscio presuntuoso.
È Kristina ad evocare Bree “quando i sogni non soddisfano più, quando le sottili nuvole della monotonia asfissiano la folgore, quando Kristina piange”.

Questo romanzo è la cronaca di un amore, o di tanti amori, totali e totalizzanti come solo sanno esserlo a sedici anni, capaci di portarti ad altezze inimmaginabili per poi sbatterti a terra con inaudita violenza. Proprio come fanno alcune sostanze.
Questo romanzo è la cronaca del mostro, così Kristina chiama il crank, che la blandisce con “un quesito più profondo. Valeva la pena farsi quel viaggio?” perché, “insomma, chi vorrebbe arrancare attraverso la vita, agendo sempre nel modo giusto?”. In fondo “Non rischiare significa perdere i propri sogni”.
Crank è una storia, non la storia, di un percorso accidentato, di un baratto tra il vero-e-sincero per un giro di prova sul lato oscuro. E il dover capire, alla fine, e  riuscire a convincersi che la vita con il mostro finisce per essere routine.

Uscendo poi dalla trama per entrare nel tecnico della tecnica (!) “Crank” è un romanzo in versi liberi disegnati sulla pagina con una scelta grafica che fa vibrare il testo su un ritmo tutto particolare. La scelta delle parole, sinuose e dirette,  e quella della loro posizione sulla pagina concorrono in egual misura a comporre il suono del testo. Come, ad esempio, così

crank - estratto

o creando un testo nel testo, deviando dall’amalgama principale. Tipo così

crank - estratto

o così

crank - estratto

E devo dire che il tutto mi ha regalato una lettura scorrevole e a tratti ipnotica (nonostante qualche scivolone qua e là) come m’aspettassi da un momento all’altro di vedere le parole muoversi e scambiarsi di posto sulla pagina.

__________________________

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Crank. Cronaca di una dipendenza
Ellen Hopkins
Fazi
446 p.

 

 

 

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