Gertrude Stein [cit. Autobiografia di Alice Toklas]

“È piuttosto difficile, ora che più nessuno si stupisce di nulla, dare un’idea dell’inquietudine che si provava posando per la prima volta gli occhi su tutti quei quadri alle pareti. Là c’erano allora quadri d’ogni sorta, non era ancora venuto il giorno che sarebbero stati solamente dei Cèzanne, dei Renoir, dei Matisse e dei Picasso, e nemmeno, come persino più tardi, unicamente dei Cèzanne e dei Picasso. A quel tempo c’erano in abbondanza dei Matisse, dei Picasso, Dei Renoir e dei Cèzanne, ma c’era anche una quantità d’altri. C’erano due Gauguin, dei Manguin, c’era un enorme nudo di Valloton, che somigliava, ma non era, l’Odalisque di Manet; c’era un Toulouse-Lautrec. Una volta, proprio in quei tempi, Picasso guardava questo quadro e disse in un impeto d’audacia: “Tutto sommato dipingo meglio io”. Toulouse-Lautrec era stato il più importante dei suoi influssi giovanili. Io, più tardi, comprai un minuscolo quadretto di Picasso, che risaliva a quest’epoca. C’era un ritratto di Gertrude Stein di mano di Vallaton; sarebbe potuto parere un David, ma non era; c’era un Maurice denis, un piccolo Daumier, molti acquarelli di Cezanne, c’era insomma di tutto, persino un piccolo Delacroix, e un Greco di notevole larghezza. C’erano enormi Picasso del periodo degli Arlecchini, due file di Matisse, un gran ritratto di donna fatto da Cèzanne e alcuni piccoli Cèzanne […] ”

Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas [1933]

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