racconti [pdf]

LE PAROLE DI ADELE [2015]

Scende dal tram. La donna che le era stata seduta davanti per tutto il tragitto, e che non aveva fatto altro che lamentarsi per la guida dell’autista, la urta, non si volta, se ne va. Traffica con le piccole dita nodose dentro la borsetta di finta pelle. Un cane abbaia, il padrone lo sgrida e tira il guinzaglio, il cane si inarca all’indietro muto. Trova le sigarette. Squilla un cellulare e qualcuno dice pronto, pronto, non sento, chi è? Un motorino inchioda e riparte.

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RESTO IMMOBILE MENTRE LEI OSCILLA PIANO [2015]

– E poi?
– E poi mi sono stufata. Non ce l’ho fatta più e ho smesso.
Lo dice senza nessuna inflessione particolare nella voce. La osservo, scruto la sua espressione. Anche gli occhi sono neutri. Non vuoti. O assenti.
Neutri.
Si accende una sigaretta, me ne offre una. Non so perché rifiuto.
– Che vuol dire che hai smesso?

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QUI PRIMA POI – UN TRITTICO [2014]

Qui non mi faccio domande, perché qui non ho bisogno di risposte. Qui le domande sono solo pensieri pensati, o pronunciati, con un’intenzione interrogativa senza tensione, senza l’ansia per la possibile assenza di risposta conseguente che qui è solo pensiero pensato, o pronunciato, con una intenzione assertiva senza tensione, senza l’ansia di non trovare aderenza e corrispondenza con il pensiero precedente.
Qui ogni pensiero è minimo nel suo essere indispensabile e ogni pensiero, interrogativo, assertivo o condizionale che sia, si forma e si esaurisce nell’essenzialità della sua, più o meno lunga, esistenza temporanea.

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MARILÙ [2014]

Marilù si è persa. E nessuno le aveva mai detto che sarebbe potuto accadere. Nessuno le aveva detto che un giorno le sarebbe potuto accadere di guardarsi e non riconoscersi, guardarsi, toccarsi e non conoscersi.
Marilù allora si guarda intorno. Perché ci dovrà pure essere qualcosa, uno stipite, un colore. Un cassetto, un angolo. Ci dovrà pur essere qualcosa che la riporti alla normalità. Un oggetto, qualcosa. Che a guardarlo faccia tornare tutto come prima.
Nessuno le aveva mai detto che il destino non è scritto da sempre e per sempre nel corpo.

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IL TARLO IPPOPOTAMO [2011]

Chi mi conosce lo sa, io sono una persona tranquilla, modesta. Ho cinquantadue anni e da quando ne ho venticinque mi occupo della contabilità di una azienda di trasporti. Lo faccio senza velleità, con precisione. Ho un buon rapporto con il direttore, con la sua segretaria e con i corrieri. Sanno che svolgo il mio lavoro senza errori, senza incidenti. Sono sempre disponibile, per un sorriso, un favore o uno scambio di opinioni.
Mi accontento delle piccole cose, non oppongo resistenza alla vita e agli inconvenienti. Prendo quello che arriva, non mi danno per quello non viene.

(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui)

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NEVE [2011]

– Sembra non voler finire mai.
– Cosa?
– Questo maledetto freddo.
– Dici tutti gli anni la stessa cosa.
– Non è vero.
– Sì che è vero.

Chiudo gli occhi, mi sforzo per non ridere. Li riapro. Fuori nevica, fuori dalla finestra che fissiamo entrambe inebetite e incredule.

(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui)

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OCCHI NEGLI OCCHI [2010]

Il caldo gli stronca il cervello. Gli annebbia la vista.
Insieme a tutta la merda che pensa. Che pesa.
Se ne deve liberare, immediatamente. Stringe i pugni, si guarda le scarpe da ginnastica, sudicie e consumate, pensa ai suoi piedi bolliti mentre il tram parte rinculando dopo aver richiuso le porte su quest’afa che uccide.
I capelli appiccicati alla nuca, sulla fronte, sta seduto in fondo, i finestrini sono aperti, ma entra solo aria bollente. Con tutta la merda che pensa. E di cui si deve liberare immediatamente. È solo. La ragazza seduta qualche metro più in là che legge Vanity Fair è carina, ma qualunque impulso sessuale è inghiottito dalla merda che pensa, e dall’immagine dei suoi piedi bolliti dentro le scarpe da ginnastica. […]

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MARIAROSA [2010]

– Come si sente oggi?
– Perché mi fa sempre questa domanda?
– È il mio lavoro.
– E il mio è risponderle?i
– Se vedere le cose in questo modo la aiuta, diciamo che sì, questo è il suo, di lavoro.
– Non mi aiuta.
– E cosa la aiuterebbe?
– Credo che sia questo il suo lavoro.
– Cosa intende dire? […]

(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui)

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CAPELLI NERI [2010]

Certo che posso raccontarle come sono andate le cose. Si vuole sedere? No?
Ci penso ogni giorno a quello che è successo, agli eventi che mi hanno portata ad essere qui, oggi.
Le assicuro che ci penserebbe ogni giorno anche lei. Certo, poi, cosa si prova a ripensarci dipende da come uno è.
Guardi, se mi permette, le do un consiglio, venga qua, si sieda e chiuda gli occhi. Io lo faccio sempre quando ci ripenso. E rivivo tutto come fosse adesso. La prego, chiuda gli occhi. Perché è l’adesso che conta. Sempre. […]

(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui)

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NON C’È [2010]

Arrotolo l’ennesima sigaretta, che fumerò a metà. Nauseata più dal gesto che dal sapore, o dalla sensazione di catrame aggrappato ai polmoni.
È un’altra giornata senza fine, ragazza mia, un’altra giornata passata a tergiversare, attraversata cercando altro da non fare pur di non.

La bottiglia è aperta, basterebbe appoggiarci le labbra, tirare indietro la testa e lasciar scivolare in gola qualcosa che conosco bene. Ma non è più tempo nemmeno per questo, la mente annebbiata e svegliarsi la mattina con il sapore del fegato sulla lingua.
Spengo la sigaretta a metà.
Fuori sta facendo buio. Come ieri del resto, e poi domani. […]

(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui)
(da Non c’è è tratto lo spettacolo di teatro “Ni una más”. Per saperne di più potete andare qua)

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PIOGGIA [2009]

Lo sapevo che non stavo facendo la cosa giusta.
Avrei dovuto, semplicemente, applicare alla vita il principio ineluttabile secondo il quale il tempo passa e non c’è modo di riaverlo indietro, con corollario annesso per cui i dolori provati non è vero che spariscono. Restano lì, esattamente lì, dove hanno colpito la prima volta.
Lasciano un livido blu, viola, giallo. E quando pensi che l’ematoma si sia riassorbito, picchiano duro, di nuovo. E torna il livido, l’ematoma, sangue fuoriuscito dal sistema circolatorio. Cicatrice multiforme, multicolore.
Che alle volte preferiresti una frattura. […]

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OGGETTO METALLICO [2009]

Con il tempo ho imparato a vivere a margine dell’obiettivo della sua macchina fotografica.
Oggetto metallico, prolungamento protuberanza del corpo, delle braccia, delle mani. Corpo, obiettivo, diaframma, lente.
Luci, ombre, colori, soggetti oggetti. […]

(Pubblicato nella raccolta “Il corto letterario 2009” ed. Il Cavedio)
(Pubblicato su “Tempo Stretto. Quotidiano on line di Messina e provincia”)

>>> scarica oggetto_metallico


PACE FATTA [2009]

Ieri, mentre fumava una sigaretta, in piedi, un passo fuori dalle porte automatiche della stazione, le è passato davanti un gatto nero a cui mancava una zampa.
E’ stato un attimo, guardarlo, il passo spezzato.
E ha cominciato a piangere.
Per il gatto. E per sé. […]

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TRENO METROPOLITANA TRAM [2007]

Ho le mani sporche.
E sono stanca.
Ma la cosa che mi disturba di più è che ho le mani sporche.
Treno, metropolitana, tram.
Tram, metropolitana, treno. […]

(Pubblicato su “Toilet, racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno” – Anno IV, numero 13, maggio 2008 – 80144edizioni)
(Pubblicato nella raccolta “Il tarlo ippopotamo e altri racconti a miccia corta” autoproduzione.2011 – acquistabile qui) 

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QUESTO PENSO
[2006]

Bibibibì … bibibibì … bibibibì … bibibi.

Il primo pensiero che ti passa per la testa quando a svegliarti è il suono di una sveglia te lo scordi sempre un attimo dopo. Sai solo che probabilmente è stato una bestemmia, o comunque qualcosa di poco carino. […]

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DORMENDO
[2002]

Quando si sarebbe svegliata?
La stanza in penombra, le persiane accostate dietro i vetri chiusi per rendere l’ambiento fresco in contrasto con quel caldo infernale di inizio luglio. […]

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PERCORSI
[2002]

Mia madre ha deciso di divorziare. Ho ricevuto una sua telefonata due giorni fa, mi invitava a pranzo per il giorno dopo. Ero praticamente sulla porta, stavo per uscire, ho risposto distrattamente di sì. […]

(pubblicato nella raccolta “Libera o Liberata”, V edizione del “Premio Letterario IdeaDonna” indetto dal Comune di Asciano, Siena)

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IN BILICO
[2002]

Oscillazioni.
Lenti mutamenti e pulsioni improvvise.
L’anima che reclama vibrazioni.
Desideri obliqui.
Perennemente in bilico.
Suscettibili stati d’animo. […]

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PALOMA
[2001]

La vita di Paloma è un susseguirsi di movimenti concreti, affanni quotidiani sempre uguali, sempre loro, mai un attimo di quiete, perché le cose da fare sono tante, sono sempre le stesse, scandiscono il tempo meglio di un orologio.
La vita di Paloma è qualcosa di estremamente reale, di tangibile, la vita di Paloma è dannatamente concreta, ma lei ci passa attraverso, quasi senza pensare, come sospesa in una dimensione fatta solo di gesti automatici. […]

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CAPENDO
[2000]

E’ notte fonda, una tranquilla notte d’estate.
Stesa sul letto, illuminata dalla tremolante luce di una candela infilata in una polverosa, vecchia bottiglia di spumante, scrive sul suo diario battendo, con i piedi nudi, il ritmo della musica che dalle cuffie ben piantate nelle orecchie gli arriva direttamente nella testa.
Dalla finestra aperta non entra nessun rumore, nemmeno uno piccolissimo, insignificante. […]

>>> scarica capendo


IL PESCATORE
[2000]

“Pensa, alla fine sono delle tavole di legno di otto centimetri che ti separano da settecento metri d’acqua.”
Mi disse così, mentre bevevamo vino bianco ghiacciato seduti nella terrazza di casa sua. […]

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EPIFANIA [1997]

Che poi uno, alla fine, mica lo capisce come sono andate davvero le cose.
Perché ripensandoci si può anche arrivare a duna conclusione, che però non sarà mai una certezza.
E non sai nemmeno come sarebbero potute andare se.
Mica facile come situazione. […]

(“Racconti come fossero morsi” – “Quaderni senza fondi”, bimestrale di “Arci Toscana Edizioni” – n.6 novembre 1997)

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SUONI
[1997]

Brulichio sommesso di bisbigli e sospiri.
Fumo di sigarette in dense nuvole contro la luce bianca dei riflettori.
Corpi in movimento, corpi in attesa, corpi alla ricerca di un proprio spazio.
E poi via le luci.
Buio. […]

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STORIA MINIMA
[1997]

Pioveva. Veniva giù quella pioggerellina autunnale fastidiosa e umida. Leggevo Jean Paul Sartre comodamente seduta in poltrona alternando le parole a sorsi di tè bollente.
Dolcemente intorpidita e assonnata non mi sarei alzata da quella poltrona per nulla al mondo. […]

(“Racconti come fossero morsi” – “Quaderni senza fondi”, bimestrale di “Arci Toscana Edizioni” – n.6 novembre 1997)

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PONTE SANTA TRINITA
[1996]

Non ci avevo mai pensato, fino a quella sera, che per morire ci vuole una frazione di secondo.
O meglio, non per morire nel senso di morire, ma per decidere di farlo.
Pensateci. […]

(“Racconti come fossero morsi” – “Quaderni senza fondi”, bimestrale di “Arci Toscana Edizioni” – n.6 novembre 1997)

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10 pensieri su “racconti [pdf]

  1. Bel sito! Complimenti per la tua lunga serie di successi editoriali e lavorativi, in generale! Hai fatto uno stage alla Scuola Holden ho letto. Beata te! Deve essere stato bello!
    Vieni a visitare il mio blog, mi farebbe piacere leggere i tuoi commenti ai miei lavori!
    A presto!

    Giacomo
    http://ultimafila22.wordpress.com/

  2. Grazie, grazie, troppo buono!

    Uuuh, lo stage della Holden, mi sembrano passati secoli. Aaah, la vecchiaia ;-).
    Sì, decisamente una bella esperienza. Non so come funziona la scuola in sé, c’è chi dice bene, c’è chi dice male. Per le cose che mi sono successe, come ho scritto nella bio, son contenta di non essere riuscita ad entrare, ché la vita mi ha portato altrove e son soddisfatta.
    La mia “classe” in quei tre giorni di stage era gestita da Sara Beltrame e da lei ho avuto la fortuna di imparare tante delle cose che mi sostengono adesso nella scrittura, nella gestione dei dialoghi, nella costruzione dei personaggi … sì, bella esperienza :-) …

    Passo senz’altro in ultima fila,

    a presto

    Mia

  3. Esterefatto, strafatto e totalmente affascinato..
    Scusa ma ho veramente iniziato ad “ascoltare” i tuoi racconti da quando mi hai proposto di buttare giù due scarabocchi e mi sto’ accorgendo che per anni ho solo sfogliato i tuoi racconti.. Ora che mi ci sto’ dedicando più intensamente ho voglia che tu non smetta mai di scrivere.

    Mirko

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