Il sigillo che mi teneva legata al testo

Ieri sera, mentre andava in scena Ni una más, qualcosa si è rotto.

Il sigillo che mi teneva legata al testo.

Alle parole. Ai punti, e le virgole. Alle pause.

Ogni volta che Giovanna sale sul palco io mi domando su quale colore di Cesca deciderà di accendere la luce. Ogni volta che Giovanna va in scena sento le mie parole in un modo nuovo, sempre diverso.
E questa è una cosa potente.
Per me, che scrivo narrativa, è poter assistere all’atto magico della lettura. Una lettura con un suo corpo, una sua voce, una sua sensibilità.
Perché io scrivo, e poi c’è qualcuno che legge. E chi legge lo farà sempre e comunque con un bagaglio di emozioni diverso dal mio.
Io non ci sono mai quando qualcuno legge le mie cose. Ma ci sono quando Giovanna, e Nerina, leggono Ni una más ogni volta che va in scena.
Ed è una cosa potente. Potentissima. È qualcosa di inebriante, e spaventoso, e bellissimo.

Ieri sera, sul palco del Camploy, ho assistito all’ennesima interpretazione della mia Cesca.

E qualcosa si è rotto.

Ho visto quanti colori ci sono dentro al testo, tra quelle parole, e quelle virgole, e quei punti, e quelle pause.
Ho visto che Ni una más è lí, qualsiasi sia il colore su cui Giovanna, e Nerina, decidano di accendere la luce, in questa lettura in perpetuo movimento, in perpetuo mutamento.
Ho visto che Cesca è lì, fatta di una materia che è forza pura.
Cesca è lì, con la sua rabbia. E la sua lucidità. Anche nel dolore.

E quel costume non sarà mai il simbolo di una supposta e pretesa fragilità. Perché la fragilità non appartiene né Cesca né a Luisa. Quel costume non rappresenterà mai ferite o fratture che non si curano, che non si rimarginano.
Quel costume è altro. È tutt’altro. È molto altro. Ni una más è altro. È tutt’altro. È molto altro. Ma questo lo si può capire solo sedendosi davanti a Cesca, davanti a Luisa.

Qualcosa si è rotto quando ho visto le mie parole diventare più grandi. Più grandi di me. Quando ho visto lo spettacolo alzarsi. I punti, le virgole. Le pause. I piedi. Le braccia. Le gambe. Un corpo compatto.
Qualcosa si è rotto quando io e Ni una más ci siamo guardate negli occhi. Non io e Cesca. Non io e Luisa. Non io e Nerina. Non io e Giovanna.

Io e Ni una más.

Sorrido.

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(lunedì 22 marzo 2010 dal blogspot)

Faccio ordine tra le priorità libresche, che vengono poi puntualmente ignorate, ma almeno per qualche attimo mi illudo di seguire un filo e un percorso nella scelta delle letture. Tipo, leggere Don De Lillo perché ne parla Giuseppe Genna.

Comunque.

– The Paris Review. Interviste. Vol. 1, Fandango Libri

Sedici interviste che pare siano, alla fine, viaggi nella scrittura. Dentro ci sono le interviste a Saul Bellow, Elizabeth Bishop, Jorge Luis Borges, James M. Cain, Truman Capote, Joan Didion, T.S. Eliot, Jack Gilbert, Robert Gottlieb, Ernest Hemingway, Dorothy Parker, Richard Price, Rober Stone, Kurt Vonnegut, Rebecca West, Billy Wilder.

Ci fosse anche solo l’intervista a Borges, posso privarmene? Non credo.

– Panta. Scrittura Creativa. La scrittura creativa raccontata dagli scrittori che la insegnano. (Bompiani)

Questo magari è tanto fumo ma poco arrosto, però mi incuriosisce lo stesso. Dal sito isb.it:
Storie, chiacchiere di bottega, segreti e curiosità sui percorsi della scrittura: questo libro è uno strumento indispensabile per chi ama scrivere, ma anche per coloro che vogliono semplicemente esercitare una forma di lettura ragionata e attenta. […] Essenzialmente si tratta di interviste in cui si presentano i criteri, i modi, le forme, i tempi con cui il singolo scrittore trasforma in narrazione pensieri e idee, corredate di una fotografia scelta dall’autore per testimoniare visivamente il proprio pensiero. […]

E poi.  A leggere “Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio.” di Calvino ti si apre un mondo di collegamenti che a starci dietro non ti bastano due vite.

– La camera chiara. Nota sulla fotografia., Roland Barthes (Einaudi)
Un libro di cosiderazioni sulla fotografia, sulle percezioni, il tutto condito con un po’ di semiotica. Per non farsi mancare nulla.

– L’altro mondo ovvero Gli Stati e gli imperi della luna, Cyrano de Bergerac (Liguori)
Visionario anticipo della moderna fantascienza, a quanto pare.

Per non voler poi aggiungere, aprendo un mutuo e attaccandosi ad una flebo di zuccheri,

– Quaderni, Paul Valéry (Adelphi)

Olè.