Colette Guillaumin – [cit. Il corpo costruito]

[…] In condizioni simili, la relazione fisica che gli uomini e le donne intrattengono è di fatto una relazione di confronto asimmetrico ove si mettono in opera gli apprendimenti dell’infanzia così metodicamente e costantemente praticati. Negli spazi comuni, siano essi pubblici (la strada, i mercati, i caffè, i luoghi di divertimento, e ancora e sempre la strada … ) o privati (la casa, l’automobile, il domicilio di amici e parenti. .. ) le donne restringono continuamente l’uso che fanno dello spazio, mentre gli uomini lo massimizzano. Guardate le braccia, le gambe di questi ultimi che si stendono ampiamente sulle sedie, sulle spalliere, i loro gesti aperti e talvolta bruschi nello spostarsi. AI contrario guardate le gambe chiuse, i piedi paralleli, i gomiti stretti, lo spostamento misurato delle donne, anche nella fretta. Ciò dovrebbe funzionare molto bene e spesso è ciò che succede: il minimo spazio dell’una corrisponde al massimo spazio dell’altro. È ciò che alcuni definiscono «complementarietà», o che altri considerano come un utilizzo «armonioso» delle risorse che sono a disposizione. Più semplicemente, vi si può vedere l’effetto concreto di una fabbricazione corporea che ha insegnato agli uni la padronanza dello spazio e la proiezione del corpo verso l’esterno, alle altre il ripiegamento sul proprio spazio corporeo, l’evitare il confronto fisico … […]

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[…] L’uso del tempo degli individui femmine è molto più strettamente sorvegliato di quello degli individui maschi. La sorveglianza che viene esercitata sugli individui femmine, poi, continua per tutta la vita, assumendo il marito il ruolo dei genitori. E, in più e in modo meno evidente, i bambini sono efficaci controllori della propria madre, che è sempre sotto tiro e che essi controllano sia in modo volontario – è ben nota la loro reazione all’andare e venire della propria madre, l’attenzione gelosa (sì) per la sua presenza – sia in modo involontario, grazie al fatto che sulle spalle di lei riposa interamente l’onere del farsi carico, del prendersi cura di loro e di sorvegliarli quando essi non sono consegnati per qualche ora a svariate istituzioni come la scuola, le organizzazioni sportive, i movimenti giovanili, i gruppi religiosi o le famiglie di amici (oppure un’altra madre … ). Il legame con i bambini, questa catena che non può essere spezzata a meno di non incorrere nell’ostracismo e nel disprezzo assoluto del mondo circostante e della società, rappresenta uno degli imperativi sociali meglio applicato e meno messo in discussione. Le conseguenze di questo doppio controllo, volontario e involontario, per le possibili forme di padronanza dello spazio e del tempo da parte della donna, sono temibili. […]

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L’arte della gioia – Goliarda Sapienza

goliarda sapienza

L’arte della gioia è un libro che fa girare la testa, che lo leggi e ad ogni pausa tiri il fiato, frastornata.

L’arte della gioia è un libro che bisogna leggere, ché se non lo fai ti manca un pezzo, perdi qualcosa di importante.

È un torrente di parole che travolge, e ti trascina, e sei dentro al libro come sempre dovrebbe succedere. E sei con i personaggi, tutti, e vorresti conoscerli, parlarci, viverci.

Sei con Modesta.

Modesta che ha fame di Vita, di Parole, di Gioia, di Amore e di Libertà, e non china la testa, mastica i giorni e gli anni senza posa, cerca, trova, scarnifica gli eventi, costruisce per sé e per gli altri quello che la sua mente desidera. Applica la coerenza al pensiero che si fa azione.

Scava Modesta, dentro di sé, dentro gli altri e dentro la Storia. E finisci per scavare anche tu che leggi, negli stessi posti. E di più.

Modesta che si libera, spezzando una catena dopo l’altra, frantumandole alla radice. Modesta, che è nata nel 1900 ed è facile fare il conto dei suoi anni. Modesta che vive al ritmo di una musica nuova, caparbia, futuribile.

Modesta.
[…] Ora poi che le scriveva le parole lì sul bianco della carta, nero su bianco, non le avrebbe perdute più, non le avrebbe dimenticate più. Erano sue, solo sue. Le aveva rubate, rubate a tutti quei libri per bocca di madre Leonora. […]

Modesta.
[…] Impensatamente quell’emozione di odio – che loro dicevano peccato – mi diede una sferzata di gioia così forte che dovetti stringere i pugni e le labbra per non mettermi a cantare e a correre. […]: la odio, la odio, la odio, gridai dopo essermi assicurata che la porta fosse ben chiusa. La corazza di malinconia si staccava a pezzi dal mio corpo, il torace si allargava scosso dall’energia di quel sentimento. […]

Modesta.
[…] Ma fissando me stessa vidi il mio futuro: presa in quel tranello, le gambe spezzate dalla trappola “d’essere qualcuno”. 
Sfuggito il convento, la religiosità buttata dalla finestra rispuntava da qualche buco della mia stanza cavalcando il topo dell’estetica. […] Messaggio del mio profondo di secoli, m’avvertiva di stare in guardia da me stessa e correre al sole. Non avrei più ripreso quella ricerca di poesia finché non avessi avuto la prova da me stessa che era un gioco e solo un gioco […].

Modesta.
[…] Fra venti, trent’anni, non accusate l’uomo quando vi troverete a piangere nei pochi metri di una stanzetta con le mani mangiate dalla varechina. Non è l’uomo che vi ha tradite, ma queste donne ex schiave che hanno volutamente dimenticato la loro schiavitù e, rinnegandovi, si affiancano agli uomini nei veri poteri. […]

Modesta.
[…] E state attenti perché di questo passo quando le donne si accorgeranno di come vuoi uomini di sinistra sorridete con sufficienza paternalistica ai loro discorsi, quando la tua Amalia si accorgerà di non essere ascoltata e di fare due lavori sfinendosi davanti ai fornelli e in laboratorio – perché non mi parli mai del lavoro di Amalia, eh? Perché devo sentire solo quanto è dolce, carina o gelosa? – quando si accorgeranno, la loro vendetta sarà tremenda, […]

E una scrittura che non avevo letto mai. Capace di alternare prima e terza persona come non credevo si potesse fare, giocando con la prospettiva della narrazione, il guardare, il guardarsi, il lasciarsi guardare, entrare e uscire da sé, e di muoversi tra passato presente futuro con una fluidità che da al testo la forza dell’annullamento del qui e ora dando vita ad una narrazione elastica e totale che abbraccia il ricordo, il momento presente e il futuro possibile. Una scrittura libera, anarchica, che l’autrice è stata capace di seguire senza scivolare, senza smarririsi lavorando sul materiale narrarivo e sulla struttura che lo contiene, la sola e unica possibile per racchiudere la marea montante di personaggi, pensieri ed eventi, senza mai perdere di vista la narrazione.

Un capolavoro.

L’arte della gioia
Goliarda Sapienza
Einaudi
p. 492 (e-book)