la leggerezza e la carota, e il potere su mezzo metro di sudicio niente

La pioggia batte ancora, sul tetto, sui vetri.
Io vorrei fare ordine. Fuori, e dentro. La testa si rincorre, esattamente come fanno i cani quando gli parte la brocca, s’addentano la coda e scappano inseguendosi.
Non c’è modo di fermarli.
Ma la situazione è complessa. Le situazioni, sono complesse. Così complesse che ne basterebbe una sola per fare un avanzo.
Progetti di scrittura che non riescono a trovare lo spazio sufficiente per passare dallo stato di idea a quello di oggetto. Strascichi di malumori che non se ne vogliono andare, per quanto lo sforzo fatto sia quello di ridere, lucidamente, comunque, alla faccia delle piccole, mille piccole, cose fuori posto. Il tempo che si restringe, giorno dopo giorno, che si rincorre, anche lui, come i cani sbroccati e la mia testa.
E poi.
Le posizioni da difendere, dai piccoli attacchi del quotidiano. La voglia di leggerezza, legata al bastone al posto della carota per continuare a percorrere una strada che ho trovato e trovo giusta. Giusta per me. Ché poi ti volti e vedi in lontananza chi è rimasto indietro, per colpa o per difetto, o per incidenti involontari di percorso, ma io, Io, tallone punta, tallone punta, vado avanti e indietro non ci torno.
Orde di parole maleducate che sibilano sfrecciandomi a meno di un palmo dalle orecchie senza colpirmi, fortunatamente, in piena fronte. Per un pelo. In pieno petto. Parole sbagliate che niente hanno a che vedere con il loro reale significato. Parole usate tanto per fare. Io che le parole le peso, o almeno ci provo. Dove mi giro mi giro, la sensazione è sempre quella di aver cominciato improvvisamente a parlare un’altra lingua. O che abbiano cominciato a farlo tutti gli altri. In un caos comunicativo senza precedenti.
E poi.
Le manifestazioni più o meno grandi di oppressione e di autoritarismo. Esercizi di stile sulla variante del mantenimento e della rivendicazione del potere, anche solo  su mezzo metro di sudicio pavimento, anche solo su mezzo metro di sudicio niente trasformato in regno, che mi fanno ribrezzo e paura insieme. Comportamenti che trasudano odio marcio e violenza male indossata. Rabbia che s’è trasformata in rancore rancido, che viene su alla gola come una cena mal digerita, con i succhi gastrici impazziti che ti foderano la gola. Questa compulsione all’ordine e alla gerarchizzazione. Alla disciplina e al rispetto dei ruoli.
E poi, la confusione di chi non sa gestire il caos, il dubbio, il moltiplicarsi rapido delle variabili, la mutazione incessante e che vuole trascinarti nel suo castello di certezze sanguinolente, agonizzanti.

Resta il fatto che la testa si ricorre rincorre come un cane sbroccato che si morde la coda. Prima o poi si fermerà, e il discorso sarà più fluido.

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(lunedì 22 marzo 2010 dal blogspot)

Faccio ordine tra le priorità libresche, che vengono poi puntualmente ignorate, ma almeno per qualche attimo mi illudo di seguire un filo e un percorso nella scelta delle letture. Tipo, leggere Don De Lillo perché ne parla Giuseppe Genna.

Comunque.

– The Paris Review. Interviste. Vol. 1, Fandango Libri

Sedici interviste che pare siano, alla fine, viaggi nella scrittura. Dentro ci sono le interviste a Saul Bellow, Elizabeth Bishop, Jorge Luis Borges, James M. Cain, Truman Capote, Joan Didion, T.S. Eliot, Jack Gilbert, Robert Gottlieb, Ernest Hemingway, Dorothy Parker, Richard Price, Rober Stone, Kurt Vonnegut, Rebecca West, Billy Wilder.

Ci fosse anche solo l’intervista a Borges, posso privarmene? Non credo.

– Panta. Scrittura Creativa. La scrittura creativa raccontata dagli scrittori che la insegnano. (Bompiani)

Questo magari è tanto fumo ma poco arrosto, però mi incuriosisce lo stesso. Dal sito isb.it:
Storie, chiacchiere di bottega, segreti e curiosità sui percorsi della scrittura: questo libro è uno strumento indispensabile per chi ama scrivere, ma anche per coloro che vogliono semplicemente esercitare una forma di lettura ragionata e attenta. […] Essenzialmente si tratta di interviste in cui si presentano i criteri, i modi, le forme, i tempi con cui il singolo scrittore trasforma in narrazione pensieri e idee, corredate di una fotografia scelta dall’autore per testimoniare visivamente il proprio pensiero. […]

E poi.  A leggere “Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio.” di Calvino ti si apre un mondo di collegamenti che a starci dietro non ti bastano due vite.

– La camera chiara. Nota sulla fotografia., Roland Barthes (Einaudi)
Un libro di cosiderazioni sulla fotografia, sulle percezioni, il tutto condito con un po’ di semiotica. Per non farsi mancare nulla.

– L’altro mondo ovvero Gli Stati e gli imperi della luna, Cyrano de Bergerac (Liguori)
Visionario anticipo della moderna fantascienza, a quanto pare.

Per non voler poi aggiungere, aprendo un mutuo e attaccandosi ad una flebo di zuccheri,

– Quaderni, Paul Valéry (Adelphi)

Olè.