Madeleine, le stanze che custodiscono i nostri ricordi

Grazie, di cuore, a Margherita. Sono molto felice di far parte di questa antologia.

MADELEINE
Le stanze che custodiscono i nostri ricordi

a cura di
Margherita Galiano

redazione
Marco Montanaro

impaginazione
Manfredi Damasco

copertina
Andrea Serio

qua >>> Madeleine

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Madeleine è un’antologia di racconti inediti composta da sguardi singolari e fragile vissuto. Partendo da uno spazio reale e attraverso una ricerca affettiva, nove autori evocano immagini che si legano ad altre immagini, pensieri ad altri pensieri. Sotto forma di vertigine introspettiva, ha origine un corteggiamento intenso rivolto al passato, che cresce e si tramuta in una tensione dialettica tale da ricomporre quella stanza di cui si ha più memoria. La dimensione narrativa diviene così un mosaico fatto di frammenti emotivi e percezioni sensoriali, come le tende gialle di Mia Parissi, la rimessa dei cavalletti e dei mangiadischi di Luisa Ruggio, lo stanzino di Cosimo Argentina, le lenzuola di Ilaria Giannini, il Bukowski a colori di Nero Desideri, e ancora il tumulto dell’inverno contro i vetri di Maria Lo Conti, i piedi nelle stanze degli altri di Marco Lupo, il fritto di pesce di Rossella Tempesta, l’odore d’incenso di Maira Marzioni e gli avanzi disordinati di Elisabetta Liguori. Il risultato è una raccolta di ricordi, maturata in un lungo tempo, fatta di parole fitte fitte dentro uno spazio che si fa spazio, che suggella il significato profondo della recherche proustiana, approdando con delicatezza nelle stanze pensate e disegnate da Andrea Serio.

Margherita Galiano

INDICE:
Due volte, Mia Parissi
La passionaria, Luisa Ruggio
Il cuore di Priamo, Cosimo Argentina
Camera diciassette, Ilaria Giannini
La stanza prima, Nero Desideri
Il bisogno di restare, Maria Lo Conti
La stanza, Marco Lupo
Qui fuori, Rossella Tempesta
Odore d’incenso bruciato, Maira Marzioni
Burnout, baby!, Elisabetta Liguori

 

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Roberto #Bolaño [cit. Último atardeceres en la tierra – in Putas asesinas]

En el cielo aparece, de forma por demás silenciosa, un avión de pasajeros. B deja de mirar el mar y contempla el avión hasta que éste desaparece detrás de una suave colina llena de vegetación. B recuerda un despertar, justo un año atrás, en el aeropuerto de Acapulco. Él venía de Chile, solo, y el avión hizo escala en Acapulco. Cuando B abrió los ojos, recuerda, vio una luz anaranjada, con tonalidades rosas y azules, como una vieja película cuyos colores estuvieran desapareciendo, y entonces supo que estaba en México y que estaba, de alguna manera, salvado. Esto ocurrió en 1974 y B aún no había cumplido los veintiún años. Ahora tiene veintidós y su padre debe de andar por los cuarentainueve. B cierra los ojos. El viento hace ininteligibles las voces de alarma del pescador y de los niños. La arena está fría. Cuando abre los ojos ve a su padre que sale del mar. B cierra otra vez los ojos y los vuelve a abrir sólo cuando una mano grande y mojada se posa sobre su hombro y la voz de su padre lo invita a comer huevos de caguama.
Hay cosas que se pueden contar y hay cosas que no se pueden contar, piensa B abatido. A partir de este momento él sabe que se está aproximando el desastre.

Roberto Bolaño
Putas asesinas [Último atardeceres en la tierra]

Valeria Parrella – [cit. Troppa importanza all’amore]

[…] È che non potevano parlare, perché l’umido del mare gli aveva attaccato la gola. E quando li abbiamo illuminati con fari direzionali e loro ci hanno guardato, i loro occhi erano bianchi e vuoti. C’è stato un gran darsi da fare con Jim che coordinava il recupero e il capitano che si informava sulle leggi territoriali perché si capiva che venivano da un altro continente. Io ne ho tirato su uno, la sua mano era come una pietra di carbone di carbone ghiacciata, come quelle che si trovano sulle coste di Anversa perché ce le portavano dall’Essen, e lì le imbarcavano. La sua mano ormai non poteva più stringere nulla, così l’ho afferrato al polso e quando ho tirato ho avuto paura di romperlo questo ragazzo enorme di manco vent’anni che aveva perso la sua giovinezza in un naufragio. Gli abbiamo dato acqua e coperte, e finché non sono arrivate le charlie papa della guardia costiera per il trasbordo io gli ho tenuto quella mano in mano. Ma per rassicurarmi io: volevo cercare di far diventare quel carbone carne, quel ghiaccio dita. Se questo è un uomo deve avere le mani, dicevo. […]

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Dettato – Sergio Peter – (non)recensione

Dettato è il primo titolo della collana romanzi della casa editrice Tunué, ed è anche, e soprattutto, il primo romanzo di Sergio Peter.

Solitamente non inserisco questo genere di informazioni quando scrivo dei libri che leggo (e che mi sono piaciuti) ma in questo caso, non so, mi sembrano dettagli importanti. Primo titolo di una nuova collana, di una casa editrice specializzata in graphic novel e saggistica, primo romanzo.

Già che ci sono. Altri due dettagli. Questo romanzo ha una grafica di copertina impeccabile ed è registrato sotto licenza Creative Commons. E quest’ultimo, di dettaglio, chi frequenta me e questo blog lo sa, fa guadagnare un sacco di punti all’autore, alla casa editrice e al curatore della collana.

Detto questo.

Dettato è un libro morbido, e gentile, che mi ha fatto commuovere e mi ha fatto sorridere.
È un libro che sembra affidarsi completamente alla parola, al suo suono, al suo significato, a quel potere evocativo che apre mondi dopo mondi, aggrappandosi ad un’immagine dietro l’altra. Alla musica delle parole che formano frasi intercalate dalla giusta punteggiatura.
Dettato è un libro intimo, un libro che parte dal sé dell’autore ma che è comunque riuscito ad essere anche mio.
È una scrittura che sperimenta la possibilità di mescolare la prosa e la poesia per offrire a chi legge il suo personalissimo percorso di lettura, senza lacci, senza percorsi obbligati. Quasi senza una guida.
Dettato non ha una trama riconoscibile, se non quella, forse fragile ma forse per questo efficace, costruita attraverso l’andare dei ricordi, il susseguirsi di personaggi e paesaggi.
Dettato è casa, è famiglia, è origini. Le voci e i corpi, e i sentieri.
Come frugare in una scatola piena di vecchie fotografie.

L’abitato, in alto, si confonde col bosco; mi cade una rosa bianca in testa. Più in là di qualche passo parte il sentiero che porta a Madri, dove a certe case rurali diroccate hanno rubato le madonnine dalle nicchie sopra le porte. I gatti si sfidano sui tetti a prendere insetti; si fanno amici, per il latte, i pochi abitanti. Una stalla con numero civico 4 e la cassetta della posta arrugginita sta per crollare con davanti la vecchia rete di un letto di ferro. Le nonne che vedo sulle soglie delle case si nascondono subito per non mostrare le vestaglie scolorite. I vasi caduti per il vento, nelle corti dove l’erba è troppo alta, i tavoli appoggiati in verticale alle pareti, le due pecore magre addormentate in un angolo, mi dicono il silenzio.

Ah, Sergio Peter ha scritto e pubblicato racconti. E si sente. E per me, e pure questo chi  frequenta me e questo blog lo sa, è un complimento.

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Dettato
Sergio Peter
Tunué | collana romanzi
progetto grafico Tomomot, Venezia

piccole cose con le zampe – michele orti manara – (non)recensione

Il racconto, quando è breve, brevissimo, deve essere preciso, precisissimo.
È questione di equilibrio tra le parti, di suono, di ritmo. È questione di punteggiatura. Anche solo un punto fuori posto, una virgola mancata, e qualcosa stride irrimediabilmente.
I tratti a disposizione sono minimi, c’è bisogno delle giuste sfumature, dei giusti punti di luce.

I racconti presenti in piccole cose con le zampe di Michele Orti Manara sono precisi, precisissimi. La scrittura è accurata, curata. Ricercata nella struttura del periodo e nei passaggi di collegamento tra le immagini che compongono la linea temporale o la struttura della storia.

Punto di flesso e Un posto vivibile, soprattuto soprattutto, scivolano via senza mai perdere il ritmo. Sono due piccole bolle che non si ha voglia di far scoppiare. Un posto vivibile, in particolare. L’ho letto in apnea e me ne sono resa conto solo alla fine. Il filo della narrazione teso, ma mai sul punto di strapparsi.

Mi piace leggere cose così, mi piace molto. Piccoli frammenti che aprono la finestra su un istante, un sentimento, un idea. E tutto quello che chi scrive riesce a metterci dentro, tra le giuste sfumature e i giusti punti di luce.

[…] Qualcosa è andato storto.
L’accordo non prevedeva competenze mediche né telefonate salvifiche. Prevedeva una coreografia di gesti semplici per rendere più pulito l’appartamento, sequenze di movimenti in grado di migliorare la vita della miniatura e del suo fidanzato Sergio – e allo stesso tempo di soddisfare l’innata predisposizione di Wali Gupta all’ordine. In quelle stanze di una città ancora da conoscere, abitata da gente con cui fatica a condividere anche la gestualità – il grado zero della comunicazione – fare le pulizie per Wali Gupta è diventato un lavoro di più ampio respiro, quasi una missione, una tessera del grande mosaico in cui il mondo, tutto il mondo, anche le porzioni che non hai mai visto né abitato, è un posto sicuro, accogliente, dove le superfici sono immacolate e gli esseri sono trasparenti. […]

piccole cose con le zampe - michele orti manata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

piccole cose con le zampe
michele orti manara
eBook
copertina di Shen