Passaparola. A murder mystery – Simon Lane – (non)recensione

“Ma purtroppo la verità, come la luce, la senti tua in modo speciale quando sei l’unico a vederla, né ti immagini che gli altri riescano a percepirla come te, ammesso e non concesso che la vedano. Ognuno guarda il mondo con i propri occhi, e questo include la verità, che lo si voglia o meno, vale a dire che se anche tutti fossero onestissimi, cosa che non sono, persino allora la verità continuerebbe a essere una faccenda personale, un po’ come l’amore o la scelta di mangiare a colazione il croissant o il pain au chocolat, oppure uova e bacon se sei mister Penfold.”

Passaparola è Felipe. Felipe che ad un registratore racconta come sono andate le cose, dall’inizio.
Perché è questo che gli ha chiesto il suo avvocato.
E Felipe racconta. Racconta i fatti, racconta se stesso. E l’amore e la solitudine.
Racconta le persone dal suo personalissimo, invisibile, punto di vista.
Racconta della luce che ogni giorno si posa sul pavimento, delle stanze che devono essere pulite e delle persone che non possono essere pulite fino in fondo.
Felipe racconta di quel giorno lunghissimo, il giorno più lungo dell’anno.
Racconta l’arte, i film e i libri. Racconta la scrittura e anche uno scrittore.
Felipe racconta il genere umano nelle sue più semplici ma reali sfumature.
Felipe racconta i fatti, dall’inizio, perché è quello che gli ha chiesto l’avvocato. Perché se non è stato lui ad uccidere monsieur Charles bisogna provare a capire chi è stato.

Felipe è uno  di quei personaggi di carta che vorresti incontrare per poterci parlare, con la sua leggerezza, la sua fragilità e la sua filosofia.
E Passaparola è un libro da cui si dovrebbe e potrebbe fare un film. Per le strade di Parigi.
O adattarlo per il teatro. Un lungo monologo pieno di poesia, in scena un uomo e un grosso bidone per la raccolta differenziata.

Non conoscevo questo libro, “Passaparola. A Murder Mystery”. E nemmeno il suo autore, Simon Lane. Ringrazio la 8libriedizioni per avermelo segnalato.

simon lane passaparola copertina


Passaparola. A murder mystery

Simon Lane
Ottolibriedizioni
pp. 192
traduzione di Cristina Ingiardi
copertina di Stefania Morgante

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2666 – Roberto Bolaño – Ci provo

Io non lo so mica se sono capace di parlare di 2666. La sensazione è che ci sia molto, molto altro, al di là quello che ho letto. Dentro quello che ho letto.

Un edificio immenso. Cinque ingressi, cinque uscite apparenti. Porte che si aprono su altre porte. Alcune si chiudono, altre restano spalancate. Una stanza dentro l’altra. Soffitte collegate con cantine. Un dedalo di corridoi. Parole su parole. Pensieri su pensieri. Tecniche e stili. Ritmi. Un universo. Un coro di voci, un palco, una folla di attori. Le narrazioni nella narrazione. Si cerca una strada, una chiave, finché non ci si rende conto che l’unica cosa da fare è perdersi. Una pagina dopo l’altra. Una parola dopo l’altra. Imboccare strade senza uscita, raccogliere e conservare le chiavi.

L’ossessione e i sogni ripetuti, la poesia della solitudine, l’incessante incedere degli omicidi. L’amore. La violenza. L’orrore. Lo scrittore. La ricerca. La storia. La scrittura.

Da lettrice, un paradiso. Un corpo narrativo immenso che parla, urla, sussurra, indica e disorienta. Accarezza e spintona. Accoglie e respinge. Suoni, odori. Immagini. Una scrittura capace di contenere tutto. Una libidine lunga poco meno di un mese. Incollata, immersa. Felice.

Da scrittrice. Domandarmi e domandarmi ancora come ci sia riuscito.

E lo sapevo che non ne ero capace.

2666
Roberto Bolaño
p. 936
Adelphi