sospendere

Nell’immobilità. Massa immobile nella spirale in perpetuo movimento. O nella linea continua che punta all’infinito.
Nell’immobilità e nel silenzio posso forse sperare di ristabilire l’ordine. Un’ordine qualsiasi che è solo ripristino del caos.
Compensare le perdite. Perdonare le mancanze. Accettare la mutazione.
Nell’immobilità e nel silenzio. In una temporanea sospensione .
In una temporanea sospensione della lotta, in una temporanea sospensione della ricerca.
Sospendere. Accarezzo questo verbo. Lo sollevo e lo osservo, controluce. Lo giro e lo capovolgo.
In una temporanea sospensione.

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Ci sono giorni

Ci sono giorni, come questo, che il sonno non si leva di dosso, il caffè fa lo stesso effetto di un bicchiere d’acqua e l’attenzione alle cose sfiora il minimo consentito. Ci sono giorni, come questo, in cui tutto sembra avvolto da un velo di attesa e si osserva una porzione di muro bianco per minuti interminabili. E i sospiri si sprecano.

Ci sono giorni, come questo, in cui si spera talmente tanto che qualcosa arrivi che si decide di restare fermi immobili ad aspettare, sai mai che qualcosa arriva davvero e noi magari siamo altrove, distratti, impegnati. Ci sono giorni, come questo, in cui i pensieri saltellano a caso nella testa. E i sospiri si sprecano.

Ci sono giorni, come questo, che niente sembra essere davvero importante, e si ha il sospetto che tutto sia fondamentale. Con la sensazione, o forse è solo ancora desiderio, che i pezzi del puzzle vadano ad incastrarsi senza bisogno di fare, di dire, di pensare. Ecco, ci sono giorni, come questo, in cui si osserva il mondo girare. E i sospiri si sprecano.

Ecco, sì, ci sono giorni come questi in cui il peso degli affanni viene poggiato a terra, come sacchetti della spesa che segano le mani. E ci si asciuga il sudore dalla fronte, i sacchetti s’ammosciano a terra, e la città si muove tutta intorno. Giorni in cui nell’immobilità si cerca di recuperare il baricentro necessario. Senza dirselo, solo d’istinto.

Giorni come questo, in cui i rituali quotidiani sanno di buono. Giorni in cui il corpo e la mente impongono un ritmo diverso, più lento, più umano, privato. E i pensieri pesanti, i pensieri complicati, i pensieri sulle cose altre restano sospesi, altrove. In attesa. Giorni come questo, in cui si ha solo voglia di sorridere per cose di poca importanza. Senza dirselo, d’istinto.

Giorni in cui c’è bisogno di leggerezza, quella leggerezza che rallenta e modifica, che inquadra e ridimensiona. Quella leggerezza che permette di guardare le cose da un punto più alto, privilegiato, che mostra il quadro d’insieme*. Giorni in cui si scende dal treno in corsa. Giorni in cui si lasciano andare le responsabilità. Giorni in cui il caffè, anche se fa l’effetto di un bicchiere d’acqua, lo si beve più lentamente.

*ogni riferimento alla calviniana leggerezza delle lezioni americane è decisamente voluto.

foto - x-noise