Behind the Wall – Tracy Chapman [1988]

Io nel 1988 avevo dieci anni. E ascoltavo questa.
Le parole sono come semi, che sedimentano e germogliano.

Last night I heard the screaming
Loud voices behind the wall
Another sleepless night for me
It won’t do no good to call
The police
Always come late
If they come at all

And when they arrive
They say they can’t interfere
With domestic affairs
Between a man and his wife
And as they walk out the door
The tears well up in her eyes

Last night I heard the screaming
Then a silence that chilled my soul
Prayed that I was dreaming
When I saw the ambulance in the road

And the policeman said
“I’m here to keep the peace
Will the crowd disperse
I think we all could use some sleep”

Last night I heard the screaming
Loud voices behind the wall
Another sleepless night for me
It won’t do no good to call
The police
Always come late
If they come at all

Behind the Wall
Tracy Chapman [1988]
tracychapman.com

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le lunghe pause

E poi ci sono queste lunghe pause, il tempo interno che rallenta, si dilata. Mentre fuori tutto si muove alla solita, impellente, velocità.
Queste lunghe pause, il testo fermo, sigillato nell’istantanea dell’ultima frase, dell’ultimo passaggio. Cristallizzato. Mastico i periodi fino a farne poltiglia per poterli meglio digerire. Lascio che gli odori di stanze in cui non sono mai entrata si mescolino con quelli delle stanze in cui vivo, e cerco oggetti che in questo tempo e in questo spazio non esistono. Ogni volta, tutte le volte. Non ci penso. Sono. E cammino avanti e indietro lungo il filo della trama, delle pause, degli aggettivi. Dei colori e dei significati. Mentre mangio, lavoro, carico lavatrici e stendo panni al sole. Mentre ascolto, e parlo, e vivo e guardo. Come fossi due. Come fossimo in due.
Queste lunghe pause. Sequenze ininterrotte. Che segnano il percorso. Come un fermarsi per poter prendere la rincorsa, un immergersi per riemergere. Tirare il fiato per finire di dire le cose senza pause, senza interruzioni. Finire senza paura di sbagliare. Mettere il punto senza paura di aver tradito. E poi riscrivere senza paura di perdersi.

dettagli
l’altalena, Adele H. e il caffè alla cannella

Sensazioni spoletine – teatro e parole

Quel testo che credevo di aver perso, ne parlavo qua, non solo non è andato perso ma è vivo, e forte e pulsante.

Si intitola “Ni una más”. Non una di più.

E poggia le radici in “Non c’è”, uno dei miei racconti.

Parla di femminicidio, di violenza sulle donne. Parla di rabbia. E di forza. E della calma lucida.

Quel testo che credevo di aver perso ha preso vita. Lunedì 1 ottobre io, la regista Nerina Cocchi, l’attrice Giovanna Scardoni, la costumista Giulia Pecorari e il fotografo Andrea Messana ci siamo dati appuntamento a Firenze per andare tutti insieme a Spoleto per l’inizio della residenza, ospiti nella splendida cornice de La Mama Umbria. Non ho ancora conosciuto Daniel Pinheiro e Davide Fensi, non vedo l’ora di colmare la lacuna.

Ho lasciato Spoleto domenica, conto di tornarci prima della fine della residenza.

Due giorni non bastano per rielaborare il carico emotivo ed emozionale.

Le sensazioni forti e dirompenti mi si rincorrono ancora addosso.

Ve le dico, senza filtri. Quando abbiamo fatto la prima lettura mi sono bastate le prime tre parole per sciogliermi in un pianto che non ho pensato nemmeno per un secondo di poter controllare.

Ve lo dico, senza filtri. È stata una settimana bellissima e difficilissima.

Stare qua, lontano dalla compagnia, è strano. Tornare a casa, dormire nel mio  letto, è stato liberatorio.

Abbiamo provato, abbiamo parlato. Abbiamo sviscerato. Il testo, le parole, le immagini. La violenza, le donne, gli uomini. Gli stereotipi. Noi. Abbiamo attraversato un argomento vasto come l’universo, cercando percorsi, fissando paletti. Ogni volta con la sensazione di aver aggiunto un frammento in più alla complessità. Ogni volta con la sensazione di essersi persi e ritrovati. Ogni volta con la sensazione di aver individuato le porte e le chiavi. E se il mio lavoro di autrice, in un certo senso, è concluso (il testo è stato limato e adattato), so che la strada di Ni una más è bella dritta davanti a me, davanti a noi, tutta da percorrere.

Ci siamo scontrati, com’era giusto. Ognuno con le sue esperienze, ognuno con le sue idee. Ognuno con le sue resistenze. Tutti con la voglia di portare questo progetto lì dove deve arrivare.

Professionalmente parlando credo di aver vissuto, e di avere ancora da vivere, un’esperienza potente che ha lasciato, e lascerà, un’impronta profonda nella mia scrittura. Tempi, suoni, silenzi, immagini. Suggestioni, movimenti. Le mie parole, ed io con loro, sono state sciacquate in un’acqua in cui non si erano mai immerse. E solo questo mi ripaga di tutto. E quando si dice che niente insegna di più della pratica, beh … è vero. Verissimo.

Il blog per seguire le evoluzioni del progetto Ni una más è questo. Ci vediamo lì.

per conoscere meglio Nerina e Andrea

inoutpostm.wordpress.com

www.fotografiaeuropea.it (deja-vous-colectivo)