VA:LE

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autoproduzione settembre 2007

La storia di questo libro forse non andrebbe nemmeno raccontata. Insomma, niente di speciale. Un giorno sono andata a piedi al mare con un’amica di mia sorella. Camminava davanti a me. Quell’immagine mi si è piantata nella testa. Sono tornata a casa la sera, mi sono seduta al tavolo e ho scritto:

Metteva un anfibio davanti all’altro, attenta a non uscire dalla riga bianca, il resto del corpo a seguire l’andare dei piedi.
Le lunghe gambe abbronzate.
La vita, fine ed elastica, subiva una leggera rotazione, ora a destra ora a sinistra, a seconda di quale piede avanzava. […]

Era l’estate del 1996.

Sono passati undici anni.

Undici anni in cui questo libro è stato finito, ricominciato, abbandonato, ritrovato, spolverato, sezionato, archiviato, dimenticato.

C’è stato un momento in cui questo libro ha rischiato di essere pubblicato, pubblicato davvero dico. Allora l’ho lavato, pettinato, gli ho messo il vestito della festa. Ma la festa è stata rimandata, poi rimandata, e poi rimandata ancora.
E sono contenta di questo.

I tempi biblici dell’editoria mi hanno dato modo di riflettere, di pensare, di dare una forma al mio desiderio di scrivere non più solo per me ma anche per gli altri, per gli sconosciuti, senza però perdere il senso di come va davvero il mondo. Senza perdere il senso di come vorrei che andasse il mondo.

VA:LE esce allora in internet, registrato sotto licenza Creative Commons.

Perché nonostante tutto VA:LE merita comunque di avere una sua vita fuori dalla mia stanza.

Ma soprattutto perché credo fermamente che le parole siano di tutti.

Una donna sdraiata sul ciglio della strada, un’auto che accosta. Anna e i suoi anfibi in marcia, Tessa e i suoi capelli in perfetto ordine. L’estate con il suo sole a picco sull’asfalto, la strada che dalla pianura lombarda precipita giù fino alla punta del tacco, nel profondo Salento. L’automobile, i chilometri che scivoleranno lenti sotto le gomme, l’itinerario che si ritroveranno a condividere, a poco a poco inevitabilmente. VA:LE è una storia che sono due storie, è un viaggio che sono due donne. Si studieranno, Anna e Tessa, lo faranno lungo tutto il dorso della penisola, viaggiando, ascoltando jazz, masticando panini nei bar. Due vite in gioco, due modelli in conflitto, primitivamente inconciliabili. E la stessa polarità sembra correre dentro ciascuna di loro, nei rispettivi passati remoti, nei loro futuri, nei loro sogni e negli incubi peggiori. Trame che non possono più attendere, in quest’unico reale possibile, sorprendente e inatteso, questo presente che le renderà alla fine complici, inaspettatamente complementari, indispensabili l’una per l’altra.

Se vuoi farti un’idea, qui c’è una recensione di Lorenzo Gasparrini, qua invece c’è la catena di lettura anobiana.

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