il tumblr di ni una más

tumblr ni una más màs

È nato il tumblr di ni una más, un percorso di immagini e parole per raccontare la creazione dello spettacolo.

Ni una más history

Buona visione.

E visto che ci siamo vi ricordo ni una más va in scena  il 25 novembre, alle 21.00, al Teatro Camploy di Verona. Per info qua www.teatrostabileverona.it

ni una más in scena a Spoleto

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la compagnia, più o meno

Ni una más torna in scena.

Dopo Trieste tocca a Spoleto.

Il 5, 6 e 7 luglio 2013 a La MaMa Spoleto Open, off del Festival dei 2 Mondi.

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Cantiere Oberdan in Largo San Gabriele dell’Addolorata:

Venerdì 5 luglio alle 18:00
Sabato 6 luglio alle 22:30
Domenica 7 luglio alle 17:00 e 22:30

Tutte le info qua >>> lamamaspoletopen.net

tanti auguri a blockmianotes

Tanti auguri a me, tanti auguri a blockmianotes …

che oggi compie tre anni (va detto, se non me lo notificava wordpress non me lo sarei mai ricordato).

E in questi tre anni non ho [non]recensito tutti i libri che avrei voluto, non ho parlato di tutto quello che ho visto e sentito.
E non ho scritto un post a settimana come mi riprometto sempre.
Perché sono pigra, perché non sempre ho qualcosa da dire, perché le regole e la puntualità mi rendono nervosa.

Perché vivo il mio blog come vivo la mia vita. A tratti, a sbalzi. Con timida irruenza.

E insomma, tanti auguri a me e tanti auguri a blockmianotes.

Olè!

compleanno blog

Cesca, Luisa ed io

Appallottolata sul seggiolino del treno, immersa in una stanchezza totale.
Dormire. Sarebbe la cosa più intelligente da fare.
Eppure, invece.
Cesca, Luisa.
Sono passate quasi 24 ore dalla prima di Ni una más a Trieste.
Penso che mi serve un po’ di silenzio. Adesso.
Adesso che l’ho vista camminare sul palco dentro la sua armatura.
E m’è finalmente uscita dal sangue.
Ho vissuto più di due anni con Cesca addosso, e con gli occhi verdi di Luisa.
E adesso resto sola.
Attraversata.
Con questo senso di abbandono che conosco bene, che so che passerà ma che ora mi lascia senza fiato, senza forze.
Come avessi trattenuto il respiro, in tutto questo tempo, nello sforzo della concentrazione, nella contrazione dei muscoli. Per tenermi tutto stretto. Per non lasciar scappare niente, perdere niente, sbagliare niente.
Per tenermi stretta Cesca. E con Cesca Luisa. E me.
E penso che adesso mi serve un po’ di silenzio.
E, per favore, qualcuno che spenga questa cazzo di aria condizionata, perché mi sta congelando il cervello.
Del silenzio e un po’ di tepore, per cortesia.
Che il coraggio di chiudere gli occhi, e lasciar andare tutto, io mica ce l’ho.
Di allentare la contrazione dei muscoli, di sputare fuori l’aria (!) e poi riprendere a respirare.
Io mica c’è l’ho davvero.
Domani, forse.

ni una más, in scena a Trieste

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i piedi della compagnia, importanti almeno quanto la testa

 

Signore, signori

si va in scena!

martedì 16 aprile, alle ore 18.00

al Teatro Instabile Miela di Trieste

qui >>> tutte le informazioni

L’emozione sfreccia su e giù.

da “Non c’è”, su “Ni una más”

Ho scritto “Non c’è” nell’estate del 2010. Ero in Salento, una terra capace di far emergere il meglio di me. Le mie parole migliori nascono lì. Non ho ancora capito perché.
Ho scritto “Non c’è” in un momento di forte, fortissima rabbia.
Credo che la rabbia sia un sentimento sano. Quando si riesce a riconoscerla, a guidarla, a gestirla. La rabbia, per me, sta alla base della forza.
Quando ho scritto “Non c’è” ero, paradosso, stanca delle parole. Ero stanca del pensiero. Ero stanca del ragionamento.
Come tutto quello che scrivo, in un modo o in un altro, “Non c’è” parla dell’annullamento della distanza tra pensiero e azione. Di una sospensione temporanea del tutto che permette al dettaglio, a quel momento e non un altro, di emergere. Al di sopra, al di là.

Parla di due donne. Parla di Luisa, a cui è stato impedito di essere libera. E parla di Cesca. A cui è stato impedito di pensare a Luisa domani. A cui è stato impedito di pensare se stessa, domani.
Parla del tentativo di riportare tutto in equilibrio.

“Non c’è” è la base, e il centro, di “Ni una más”.

Il processo creativo che ha portato alla luce “Ni una más” è stato lungo. E doloroso. E complesso.
Si è trattato di costruire il macro che potesse contenere il dettaglio, il momento.
Parlare di femminicidio, pensarlo, significa scavare, significa spalancare una porta dopo l’altra. Dentro e fuori.
E infiniti, ed estremamente articolati, sono i fattori che concorrono a comporre la complessità che sta alla base, e dentro, e intorno alla violenza sulle donne.
Infinite sono le porte che mi si sono spalancate davanti, investendomi. La testa, lo stomaco. E il cuore.
Scrivere “Ni una más” è stata anche una questione di scelte.

È stato necessario scegliere. Un passo alla volta. 

“Ni una más” parla di nomi. E numeri. E parole.

Nomi che devono essere pronunciati, numeri che devono essere guardati. Parole inesatte che devono essere corrette. E parole, altre, che è necessario pronunciare. Con forza.
“Ni una más” non ha la pretesa, né la presunzione, di essere un testo esaustivo. Non offre una cura, e nemmeno una soluzione. Né tanto meno la soluzione.
“Ni una más” dice, nero su bianco, che c’è un problema. E che questo problema riguarda tutti. E che ci sono cose che devono essere guardate, con coraggio.

“Ni una más” dice, con forza, non una di più.

Con la sensibilità artistica di Nerina. Con il corpo e la voce di Giovanna. Con la materia manipolata di Giulia, le immagini di Andrea, i video di Daniel e i suoni di Davide.

 

 

 

 

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