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18 giugno 2010 – 18 giugno 2013, José Saramago

Sexta-feira, 18 de Junho de 2010

Pensar, pensar

Acho que na sociedade actual nos falta filosofia. Filosofia como espaço, lugar, método de reflexão, que pode não ter um objectivo determinado, como a ciência, que avança para satisfazer objectivos. Falta-nos reflexão, pensar, precisamos do trabalho de pensar, e parece-me que, sem ideias, não vamos a parte nenhuma.

Revista doExpresso, Portugal (entrevista), 11 de Outubro de 2008

da qui caderno.josesaramago.org

Cecità – incipit – Saramago

Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica.
Finalmente si accese il verde, le macchine partirono bruscamente, ma si notò subito che non erano partite tutte quante. La prima della fila di mezzo è ferma, dev’esserci un problema meccanico, l’acceleratore rotto, la leva del cambio che si è bloccata, o un’avaria nell’impianto idraulico, blocco dei freni, interruzione del circuito elettrico, a meno che non le sia semplicemente finita la benzina, non sarebbe la prima volta. Il nuovo raggruppamento di pedoni che si sta formando sui marciapiedi vede il conducente dell’automobile immobilizzata sbracciarsi dietro il parabrezza, mentre le macchine appresso a lui suonano il clacson freneticamente. Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.

Questo è l’incipit di “Cecità” di José Saramago. E niente, è che oggi è il compleanno dei signor Saramago.

E niente, l’avete letto “Cecità”? No?!? Vergogna!

 

Ci metterei la firma

Andrea Camilleri

Sabato, al Critical book&wine a Tradate, ho visto l’anteprima di “Abecedario di Andrea Camilleri”. Un piccolo assaggio di quelle che sono 6 ore di intervista fatta al papà di Montalbano dal regista Eugenio Cappuccio, curata da Valentina Alferj e pubblicata in dvd più libro da quelli di Derive e Approdi.

Non ho ancora letto niente di Andrea Camilleri. So che il momento giusto arriverà. Attendo, e intanto mi lascio affascinare dalla sua narrazione orale.

Sabato ho capito cosa mi incanta così tanto. Oltre all’estrema confidenza con la parola e con il linguaggio tutto, sono i suoi occhi che mi rapiscono. Simili, similissimi, a quelli di un altro signore della scrittura. José Saramago.

Hanno gli occhi dei bambini questi due ottuagenari della parola scritta, della parola e basta. Camilleri, classe 1925. Saramago, classe 1922. Hanno occhi lucidi, veloci, puliti, pungenti. Gli occhi furbi dei bambini. Ed un entusiasmo che lascia storditi.

E mi domandavo, quella luce che hanno negli occhi, cos’è?

José Saramago

E’ l’età che dona quel particolare distacco che paradossalmente si trasforma in ironico entusiasmo o sono sempre stati così ed è quindi solo questione di indole?
Sono solo gli anni che passano e le esperienze che si accumulano o l’aver vissuto con la scrittura e per la scrittura ha influito su un risultato così splendido, su questi due volti, su questi occhi che sembrano ancora cercare, e cercare ancora? Su questi sguardi furbi come solo quelli dei bambini sanno essere?

Saramago e Camilleri incarnano quel concetto astratto che è la saggezza, in cui soddisfatti i desideri, archiviate le illusioni e svelato il mistero resta solo della sana ironia e la voglia di giocare con chi il mistero ancora non lo ha risolto?

Io ho 31 anni e quella luce negli occhi non ce l’ho.

La passione per quello che faccio sì.

Per la parola, per la scrittura, per la letteratura. Ce l’ho. Ma è impastata con la rabbia. Lo so, è così. Non me ne libero che a tratti, sporadicamente. Spesso la controllo, la uso e la trasformo. Ma comunque mi oscura, mi distrae.

In loro l’incazzatura è traslata, presente solo nel momento del bisogno, relegata nel giusto, e utile, spazio che le compete, scavalcata dalla passione, scavalcata da quegli sguardi ironici ed entusiasti, che prendono il sopravvento, comandano il gioco, segnano la direzione.

Ci metterei la firma.

Caino – José Saramago

(mercoledì 12 maggio 2010 dal blogspot)

Saramago, in un’intervista rilasciata a Serena Dandini a “Parla con me”, ha detto:
“Più vecchio si è, più libero si diventa. Più libero si diventa più radicale si diventa. Questa è la mia idea.”
L’intervista verteva su “Il Quaderno”, la raccolta di scritti tratti dal blog del signor premio Nobel, censurati dall’Einaudi (all’epoca casa editrice di Saramago passato adesso a Feltrinelli) e pubblicati dalla Bollati Boringhieri.
Non parlava, dunque, di “Caino” in quell’intervista ma resta il fatto che questo romanzo è sicuramente radicale, è sicuramente libero e, aggiungo, è sicuramente liberatorio.

Saramago torna a parlare di religione dopo “Il vangelo secondo Gesù Cristo” ma sceglie un registro diverso, stilisticamente più semplice, ma forse solo in apparenza, e lucidamente, spietatamente ironico.
Si ride, e tanto, a leggere questo Caino. E si pensa, tanto. Saramago non si trattiene e ci racconta una versione dei fatti biblici che mette l’accento su questioni a cui almeno una volta abbiamo rivolto un pensiero (critico, scettico, incredulo).

La scrittura di Saramago è perfetta, granitica, comanda la narrazione e manipola il materiale narrativo a suo piacimento per portare il lettore ovunque voglia, ovunque sia necessario, anche, come in questo caso, nell’antico testamento.

E sceglie un personaggio scomodo, Caino, l’assassino. Colui che odia dio, che ha alzato la mano contro il fratello sferrando un colpo mortale.
E’ dunque con Caino, viaggiatore involontario a spasso nel tempo, che ci troviamo, vicenda dopo vicenda, di fronte a questa figura di dio che Saramago ci restituisce come un vecchio iracondo, cattivo, avido e vendicativo.
E’ la mano di Caino che afferra il polso di Abramo per impedirgli di uccidere il figlio Isacco.
“Il lettore ha capito bene, il signore ha ordinato ad abramo di sacrificargli proprio il figlio, e il tutto con la massima semplicità […]. La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così”.
E’ con gli occhi di Caino che assistiamo alla distruzione della torre di Babele, al massacro di Sodoma e Gomorra e alla trasformazione in statua di sale della moglie di Lot che disubbidisce e si volta a guardare in dietro la sua città in fiamme.
“E possibile che il signore avesse voluto punire la curiosità come si trattasse di un peccato mortale, ma anche questo non depone molto a favore della sua intelligenza, si veda cosa è successo con l’albero del bene e del male, se eva non avesse dato ad adamo quel frutto da mangiare, se non lo avesse mangiato lei stessa, staremo ancora nel giardino dell’eden, con tutta la noia che c’era.”
Ascoltiamo con le orecchie di Caino, per bocca di Mosè, la volontà di dio, la sua ira che si abbatte sugli adoratori del vitello d’oro.
“Ecco ciò che dice il signore, dio di israele, che ciascuno prenda una spada, […] e andate di porta in porta, ciascuno di voi uccidendo il fratello, l’amico, il vicino. E così morirono circa tremila persone.”

Caino/Saramago non fa sconti al signore, lo affronta, lo accusa.
In dialoghi che sono perfetta narrativa, con punte favolose di sarcasmo e ironia, Caino/Saramago non fa mai un passo indietro e pretende, pretende una spiegazione per le efferatezze, i capricci e le punizioni inflitte agli uomini da questo dio “che dovrebbe essere trasparente e limpido come un cristallo invece di questo continuo spavento, di questa paura costante.”

E il signore, “noto anche come dio”, sa quanto anche me piacerebbe farlo.

“Caino”
José Saramago
Feltrinelli
p. 142