Ni una más e il Tarlo a Router, su Radio Onda d’Urto

Giovedì scorso sono stata ospite ai microfoni di Router su Radio Onda d’Urto.

Questo è l’audio, una decina di minuti dove dopo una breve introduzione in cui ho parlato del Tarlo Ippopotamo, di autoproduzione e di Non c’è si entra nel vivo di Ni una más e della nostra raccolta fondi!

Ringrazio ancora Silvia e tutta la redazione! È stato bellissimo!

www.mixcloud.com/Router_radio

Olè!

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ni una más – il trailer

Car@,

il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è passato.

Noi, e Ni una más, andiamo avanti e vi presentiamo il trailer dello spettacolo!

Vi invito, di nuovo, a visitare il blog di num,

inoutmas.wordpress.com

a fare un giro sulla nostra pagina per la raccolta fondi dal basso

kisskissbankbank

e a spulciare fra foto e video

vimeo.com

flickr.com

Buona visione!

 

 

da “Non c’è”, su “Ni una más”

Ho scritto “Non c’è” nell’estate del 2010. Ero in Salento, una terra capace di far emergere il meglio di me. Le mie parole migliori nascono lì. Non ho ancora capito perché.
Ho scritto “Non c’è” in un momento di forte, fortissima rabbia.
Credo che la rabbia sia un sentimento sano. Quando si riesce a riconoscerla, a guidarla, a gestirla. La rabbia, per me, sta alla base della forza.
Quando ho scritto “Non c’è” ero, paradosso, stanca delle parole. Ero stanca del pensiero. Ero stanca del ragionamento.
Come tutto quello che scrivo, in un modo o in un altro, “Non c’è” parla dell’annullamento della distanza tra pensiero e azione. Di una sospensione temporanea del tutto che permette al dettaglio, a quel momento e non un altro, di emergere. Al di sopra, al di là.

Parla di due donne. Parla di Luisa, a cui è stato impedito di essere libera. E parla di Cesca. A cui è stato impedito di pensare a Luisa domani. A cui è stato impedito di pensare se stessa, domani.
Parla del tentativo di riportare tutto in equilibrio.

“Non c’è” è la base, e il centro, di “Ni una más”.

Il processo creativo che ha portato alla luce “Ni una más” è stato lungo. E doloroso. E complesso.
Si è trattato di costruire il macro che potesse contenere il dettaglio, il momento.
Parlare di femminicidio, pensarlo, significa scavare, significa spalancare una porta dopo l’altra. Dentro e fuori.
E infiniti, ed estremamente articolati, sono i fattori che concorrono a comporre la complessità che sta alla base, e dentro, e intorno alla violenza sulle donne.
Infinite sono le porte che mi si sono spalancate davanti, investendomi. La testa, lo stomaco. E il cuore.
Scrivere “Ni una más” è stata anche una questione di scelte.

È stato necessario scegliere. Un passo alla volta. 

“Ni una más” parla di nomi. E numeri. E parole.

Nomi che devono essere pronunciati, numeri che devono essere guardati. Parole inesatte che devono essere corrette. E parole, altre, che è necessario pronunciare. Con forza.
“Ni una más” non ha la pretesa, né la presunzione, di essere un testo esaustivo. Non offre una cura, e nemmeno una soluzione. Né tanto meno la soluzione.
“Ni una más” dice, nero su bianco, che c’è un problema. E che questo problema riguarda tutti. E che ci sono cose che devono essere guardate, con coraggio.

“Ni una más” dice, con forza, non una di più.

Con la sensibilità artistica di Nerina. Con il corpo e la voce di Giovanna. Con la materia manipolata di Giulia, le immagini di Andrea, i video di Daniel e i suoni di Davide.

 

 

 

 

inoutmas.wordpress.com

kisskissbankbank.com/ni-una-mas

 

 

ni una más – rassegna stampa #1

Un immenso grazie a Silvia Cavalieri e a tutte Le Vocianti per il bellissimo pezzo che hanno dedicato a ni una más.

www.levocianti.it